Vivere in montagna

Uno dei viaggi più grandi di sempre, un biglietto di sola andata verso una nuova vita fatta di scoperte e di incertezze, di cambiamenti e di paure, di cime che toccano il cielo e di piccoli passi verso un mondo tutto da scoprire. Questa pagina parla della vita in montagna per scelta, del viaggio lento, profondo, delle avventure che si presentano ogni singolo giorno in un ambiente in cui la natura fa da padrone.


«Per riuscire a vivere in montagna, o ci sei nata, oppure devi avere un sogno, delle idee. Quando arrivi da fuori, in montagna ci resisti solo se hai qualcosa da realizzare, perché le sollecitazioni sono infinitamente minori, devi avere una ricchezza tua dentro. Perché una delle cose cui la città assolve è quella di non farti pensare: ti dà un’infinità di stimoli, puoi anche non riflettere troppo su chi sei, dove stai, cosa fai, perché hai tante persone da incontrare. Puoi andare al cinema, a teatro, a un concerto. In montagna, se tu una sera sei giù di corda, sicuramente non ti viene in testa di farti 70 chilometri per andare al cinema a Cuneo. Se sei triste, o vai a dormire prima o cominci a ragionare su perché sei triste. Quindi è difficile starci, a meno che tu non abbia delle serie motivazioni.” 
(da “Montagna: femminile plurale: Storie di donne che sono arrivate in alto (Gliuni)” di Irene Borgna, Giacomo Pettenati)

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Torgnon, novembre 2020 – fine del primo viaggio lungo due mesi tra le montagne della Valle d’Aosta

Imparare a viaggiare significa imparare ad andare piano. Non basta uno sguardo veloce per scrivere le pagine di un grande viaggio, serve fermarsi, aspettare, guardarsi attorno, a volte serve tornarci. I luoghi non hanno fretta, loro saranno li per sempre. I luoghi cambiano, si trasformano, con il sole, con la pioggia, con le stagioni, con gli incontri; i luoghi non sono mai gli stessi e nascondono sempre qualcosa di nuovo. A volte esuberanti, mettono in mostra tutta la loro bellezza, altre volte timidi, tanto da nascondersi dietro a giornate uggiose. I luoghi sono come le persone, hanno bisogno di tempo per farsi scoprire. Gli amori più grandi hanno bisogno di tempo per crescere. Dopo due mesi in Valle d’Aosta posso dire di aver vissuto uno dei viaggi più grandi di sempre, di aver visto tanti volti diversi dello stesso posto, di essermi meravigliata fino all’ultimo minuto, di aver sognato di tornarci e di aver stretto un legame cosi forte che mi farà brillare gli occhi ogni volta che il mio pensiero volerà in questa direzione. Infinitamente grata a queste montagne e alle persone che hanno reso questo cammino cosi vivo.

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21 febbraio 2021, per la seconda volta a Torgnon
Guardo l’orizzonte e ringrazio l’universo. Quanti orizzonti hanno riempito i miei occhi e mi hanno fatto capire che il qui e ora è ciò che conta nella vita, che la vita è fatta di qui e ora. Dalla finestra il Monte Zerbion a sinistra e il Monte Aquila che spunta a destra, dalla finestra di casa mia mi sembra di vivere un sogno. Le ho sognate queste montagne e ora sono qui. Che cos’è la felicità se non essere liberi di fare ciò che si sogna? Che cos’è la felicità se non riempirsi i polmoni di aria pulita e farci caso alla fortuna di vivere in questo istante?

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27 marzo 2021- La decisione – mollo tutto e vado a vivere in Valle d’Aosta

7 mesi fa iniziava un nuovo viaggio, un viaggio diverso dagli altri. Un viaggio nato dalla voglia di avvicinarmi alle montagne. Non un programma, non una data di ritorno; non volevo altro che montagne e l’unica cosa di cui ne ero certa era che in Valle d’Aosta le avrei trovate. Non c’erano aspettative se non la consapevolezza che nella regione che ospita le cime più alte d’Europa mi sarei sentita nel posto giusto. Quello che non sapevo a settembre è che in Valle d’Aosta avrei trovato una nuova casa.

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Pesaro, 9 maggio 2021 3 settimane al trasloco, dubbi e felicità
Ho dormito poco stanotte. La scelta di andare a vivere in montagna era lì a tenermi compagnia, insieme alle domande, ai dubbi, all’incertezza. Nonostante non mi sia mai pentita di aver seguito il cuore nelle decisioni più importanti, il pensiero di lasciare tutto e andare a vivere da sola in un paesino di 500 anime mi sta mettendo alla prova. Ormai manca davvero poco e tante domande mi stanno passando per la mente. 

Da piccola vivevo in un piccolo paesino collinare ai piedi dei Carpazi. Le vedevo ogni giorno le montagne, lontane, irraggiungibili. L’unico a portarmi fino lassù era lo zio che ci visitava una sola volta all’anno, mentre per il resto del tempo non mi restava che desiderarle e aspettare il suo ritorno. 

Col passare degli anni, quando ormai ogni scusa era buona per un giro in alta quota, ho iniziato a chiedermi cosa si prova a vivere la montagna a 360 gradi, a voler sperimentare sulla mia pelle qual è la differenza tra andarci e viverci, a fantasticare sullo scorrere del tempo in quei luoghi così remoti e a tratti così inospitali. L’ho sempre sognata così la mia casa: natura a portata di mano, silenzio, ritmi lenti e la semplicità in tutte le sue forme. Quando a settembre sono partita per la Valtournenche, sentivo che il primo incontro col Cervino, la montagna che mi aveva fatto sognare per anni, sarebbe stato indimenticabile, ma di certo non sapevo che avrei aperto le porte di una nuova casa. C’è sempre un grande fascino nella scoperta, la bellezza passa sempre in primo piano. Succede spesso in viaggio, quando dopo brevi periodi trascorsi in un nuovo posto torniamo con una nuova idea di paradiso, un’idea che non sempre corrisponde alla realtà. Per conoscere un luogo, bisogna dedicare tanto tempo e il solo viaggio non basta, a volte non basta nemmeno una vita intera. 

L’autunno nel piccolo paesino di Torgnon in Valtournenche (quasi spopolato a causa della pandemia) mi ha regalato l’emozione di vivere la natura in tutto il suo splendore, di meravigliarmi e di godermi in solitudine il silenzio di una montagna rimasta da sola, una montagna che ricorda che lassù bisogna fare i conti con se stessi più che mai. Siamo sempre in cerca di pace e silenzio, ma poche volte ci capita di fermarci e realizzare che abituarsi al silenzio può essere una sfida. Poche volte arriviamo a renderci conto che la mancanza di distrazioni fa spazio ai pensieri più profondi. Ho imparato tanto in questi mesi. Ho provato gioia, stupore, serenità, stanchezza, sconforto e solitudine. Le ho provate sulla mia pelle e ho capito in nessun altro luogo sarei riuscita ad avvicinarmi così tanto a me stessa. Ora, più che mai, sento che sia giunto il momento di regalare il mio tempo alle montagne. La valle del Cervino sarà la mia nuova casa. 

Ho paura, sì, ma c’è una frase che ricordo sempre che dice che “non c’è coraggio senza paura” e senza coraggio si rischia di abbandonare i propri sogni. La montagna insegna che bisogna fermarsi e farci caso ai propri sogni. Farci caso e inseguirli.